Giusto o sbagliato?

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Ogni tanto bisognerebbe fermarsi e iniziare a porsi delle domande. Oggi ho in testa le seguenti:

  • Come si fa a capire ciò che è giusto o sbagliato?
  • Chi ha ragione e chi torto?
  • In base a che cosa decidiamo da che parte stare?
  • In che modo arriviamo a delle conclusioni su diversi argomenti?
  • Chi o cosa influenza i nostri pensieri?
  • Giudicando e analizzando situazioni mai vissute, le risposte che ci daremo, saranno davvero veritiere?

È  veramente difficile avere risposte certe.

  • Dobbiamo scegliere in base al cuore o alla ragione?

In ogni risposta o decisione che prendiamo c’è sempre una tensione tra razionalità ed emozioni. A questo riguardo, ho trovato uno spunto di riflessione di Aristotele che ci suggerisce di individuare un equilibrio tra azioni e passioni, uno spunto che vi propongo.

“Intendo la virtù etica: questa infatti ha per oggetto le passioni e le azioni, e in queste vi sono eccesso, difetto e il mezzo. Ad esempio, avere paura, essere coraggiosi, desiderare, adirarsi, avere pietà, in generale provare delle sensazioni e provare dolore ammettono un troppo e un poco, ed ambedue non vanno bene. Ma provare queste passioni quando si deve e nelle circostanze in cui si deve, è realizzabile il medio e al tempo stesso l’eccellenza: il che è proprio della virtù. […]
La virtù è dunque una disposizione che orienta la scelta deliberata,consistente in una via di mezzo rispetto a noi, determinata dalla regola, vale a dire nel modo in cui la determinerebbe l’uomo saggio. È una medietà tra due vizi, uno per eccesso e l’altro per difetto. E lo è, inoltre, per il fatto che alcuni vizi diffettano, altri eccedono ciò che si deve sia nel campo delle passioni che delle azioni, mentre la virtù e ricerca e sceglie deliberamente il medio […]

Seguendo questo pensiero, forse bisogna trovare sempre una via di mezzo, un compromesso, ragionando in maniera critica, interrogandoci sui perché di certe azioni o affermazioni e provando a sospendere il giudizio.

  • Le risposte che ci daremo saranno vere o saranno frutto dell’influenza del pensiero altrui?

E dopo quest’altra domanda, mi torna in mente un altro bellissimo spunto di riflessione, il libro di Paulo Freire, La pedagogia degli oppressi. Ha ragione, siamo degli inconsapevoli “oppressi”, in quanto con una serie di inganni e promesse, manipolati e divisi. Ci dice questo, Freire, ma ci dà anche delle possibili soluzioni tra cui la collaborazione, il dialogo, scoprirsi, scoprire se stessi con tutto il significato profondo che comporta. Problematizzare, cioè non credere a tutto ciò che si viene detto, interrogandosi sui rapporti uomini/mondo, uomini/uomini e riflettendo in modo critico sulla propria condizione, prendere coscienza delle situazioni.

Rifletto… sperando di trovare le risposte sempre più  vicine alla realtà e vi saluto così, con un altra citazione:

“Possiamo educare, innanzitutto noi stessi oppressi a uscire dal mutismo interiore e dall’omologazione massificante dei media e ritrovare la capacità di lettura critica della realtà e la voglia di impegnarsi nel nostro mondo e nella storia di tutti.”

Pensiero e proposito

Fino a quando il pensiero e il proposito non saranno uniti non si conseguirà nulla di efficace. La maggior parte delle persone lascia che la barca del pensiero vada alla deriva nell’oceano della vita. Coloro che non hanno un obiettivo nella vita cadono facilmente preda delle più meschine delle preoccupazioni, dei problemi e della autocommiserazione, tutte spie di debolezze che conducono al fallimento, all’infelicità e alla perdita. Poiché in un universo potente, in continua evoluzione, la debolezza ha vita breve ognuno di noi dovrebbe avere nel cuore un traguardo e prefiggersi di raggiungerlo. Dovrebbe rendere tale scopo il fulcro centrale dei suoi pensieri. Tale traguardo può assumere la forma di un ideale spirituale o può essere un obiettivo mondano, a seconda del nostro modo di essere, ma qualunque cosa sia ognuno di noi dovrebbe concentrare costantemente le forze del proprio pensiero su tale oggetto, trasformarlo nel dovere supremo, dedicarsi alla sua realizzazione e non permettendo che i pensieri si perdano dietro effimeri desideri e fantasie. Questa è la strada maestra per l’autocontrollo, è la vera concentrazione del pensiero. Anche se faremo degli errori nel raggiungimento dello scopo, e li faremo necessariamente finché non avremo superato le nostre debolezze, la forza di carattere acquisita sarà la misura del nostro vero successo e questo costituirà un nuovo punto di partenza per la nostra futura forza e il nostro futuro trionfo.
Coloro che non sono preparati alla comprensione del grande proposito dovrebbero concentrare i loro pensieri sul coretto compimento del proprio dovere, anche se ai loro occhi sembrasse una cosa di poco conto. Solo così i pensieri si possono raccogliere e focalizzare, sviluppando energia e risoluzione. Realizzato questo non c’è niente che non si possa realizzare.
Un’anima debole, conscia della propria debolezza, avendo fede nel fatto che la forza si può sviluppare soltanto con lo sforzo e l’allenamento riuscirà con progressivo esercizio, sforzo su sforzo, pazienza su pazienza, forza su forza, a diventare divinamente vigorosa. Come l’uomo fisicamente debole può rinvigorirsi con l’allenamento così chi possiede pensieri deboli può rafforzarsi con il pensiero positivo. Schiacciare la debolezza e la mancanza di uno scopo nella vita e iniziare a pensare a un obiettivo, vuol dire entrare nella schiera dei forti, di coloro che riconoscono il fallimento solo come una delle vie per raggiungere il proprio traguardo, che sanno sfruttare tutte le condizioni al loro vantaggio, che pensano con forza, che non hanno paura di tentare, giungendo magistralmente alla realizzazione.
Scelto un obiettivo, l’uomo dovrebbe imporsi mentalmente una retta via senza distrarsi. Dubbi e timori dovrebbero essere rigorosamente esclusi, sono elementi distruttivi, che interrompono la strada diritta dello sforzo rendendola inutile, piegandola, annullando la sua efficacia. I pensieri dubbiosi e le paure non hanno mai portato a niente e non possono farlo, conducono sempre all’insuccesso. Propositi, energia, buona volontà e tutto lo sforzo periscono quando si sono insediati il dubbio e la paura.
La volontà scaturisce dalla conoscenza di ciò che possiamo fare, dubbio e timore sono grandi nemici della conoscenza e chi li incoraggia e non li combatte è ostacolato a ogni passo. Chi ha sconfitto il dubbio e la paura ha sconfitto il fallimento. Ogni suo pensiero è allineato con il potere e tutte le difficoltà sono coraggiosamente affrontate e saggiamente superate. I suoi propositi sono piantati in ogni stagione ed essi fioriscono e restituiscono frutti succosi che non cadono prematuramente sul terreno.
Il pensiero che si allinea senza paura al proposito diviene una forza creativa. Chi è a conoscenza di questo è pronto per arrivare a qualcosa di più elevato e forte di un mero cumulo di pensieri e sensazioni fluttuanti, chi fa questo è diventato signore cosciente e intelligente dei propri poteri mentali.

Testo tratto dal libro “Sei come pensi di essere” di James Allen.

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Perché facciamo capricci?

La consapevolezza del comportamento emozionale è la capacità di riconoscere il nostro stato una volta che ha cominciato a esprimersi in parole e azioni. Se riusciamo a renderci conto che un’emozione ha iniziato a guidare il nostro comportamento, possiamo valutare consciamente se la nostra reazione sia appropriata alla situazione in cui ci troviamo, e, in tal caso, se ha la giusta intensità e se si manifesta nel modo più costruttivo. P. Ekman

Ok, questa è la parte teorica di cui sono perfettamente consapevole e provo a metterla in pratica, ma nonostante la mia consapevolezza, nonostante riesca rendermi conto che dentro di me stanno insorgendo delle emozioni negative, è molto difficile controllarle e a volte mi comporto in modo pesante, come normalmente non lo farei e non vorrei. Ieri è stata una giornata di questo tipo.
Adesso, a mente limpida mi stavo interrogando sul perché, qual è stato il vero motivo del mio stato d’animo? Sorridendo mi sono detta che sembravo essere i miei figli mentre fanno i capricci e non c’è niente che le vada bene. Una bambina capricciosa. Ma… aspettate un attimo! Perché i bambini fanno capricci? Beh… mi si è accesa una lampadina e ho avuto la mia risposta: li fanno per attirare l’attenzione, per il bisogno di affetto, perché hanno bisogno di sentirsi importanti, amati… e come si fa a tranquillizzarli? Dandoli affetto. Alla fine è un meccanismo veramente semplice da capire, noi grandi reagiamo nelle stesso modo, se percepiamo indifferenza da parte di chi ci sta vicino, iniziamo a fare capricci, ahaha! Abbiamo tutti, sempre, bisogno di affetto!
Concludo così, prima di tutto per ricordarlo a me stessa: Se vogliamo far funzionare bene le cose, dobbiamo offrire tanto affetto, far sentire alle persone che abbiamo vicino che le amiamo e apprezziamo, e, perdonarle se a volte capita che si comportino in modo strano, il resto verrà da se.

Ah, dimenticavo, c’è un’altra cosa, è molto importante lavorare su noi stessi, sulla consapevolezza del comportamento emozionale di cui parla P. Ekman. 🙂

Buona affettuosa giornata!
Giorgiana

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