Com-prendere

“Credo che a parole come comprensione e accoglienza, parole che nel tempo e con l’uso hanno perso significato, hanno perso spessore, si debba ridare significato e consapevolezza. Com-prendere, abbracciare… al di là del capire, del piano puramente intellettivo, comprende appunto una componente emozionale, di attenzione alla relazione, alle differenze, ma anche all’identità, per superare la paura. Comprensione parla della capacità empatica di poter sentire ciò che vive e sente l’altro.”
(L. Magazzeni e P. Arcesilai – MIUR)

Un caldo abbraccio! ❤

Foto da Pinterest

Un altro tipo di analfabetismo :)

Vi lascio due frasi a me piaciute tanto da rachiuderle in una bella fotografia. 🙂 

“Dobbiamo augurarci tutti – e noi adulti per primi – di essere analfabeti.
Quell’analfabetismo che non ci fa mai sentire arrivati, chiusi in illusorie certezze, ma disponibili allo stupore da cui nasce prepotente il bisogno di capire.” (Ciotti, 2011)

Lo stupore può essere considerato il motore dell’intelligenza.

Vă las două fraze care mi-au plăcut atât de mult încât le-am închis într-o frumoasă fotografie. 🙂

“Trebuie să ne dorim – noi adulții în primul rând – să fim analfabeți.
Acel analfabetism care ne face să nu ne simțim niciodată împliniți, închiși în certitudini iluzorii, însă disponibili la acea uimire din care naște cu aroganță necesitatea de a înțelege.” (Ciotti, 2011)

Uimirea poate fi considerată motorul inteligenței.

“Le mie pagliuzze” – Dora Buonfino 

Non sono brava a recensire i libri, ma sento il dovere di farlo. Sicuramente la maggior parte di voi conosce già Dora Buonfino, grazie al suo blog  https://almenotu.com/ .
Appena uscito il suo libro “Le mie pagliuzze”, lo comprai, incuriosita dall’argomento e pensando che poteva essere d’aiuto per i miei studi, ma dopo poche pagine mi resi conto che Dora mi stava parlando, parlava a me, nella veste di mamma. È un libro che dovrebbero leggerlo tutti, genitori, educatori, tutte le persone che stanno a contatto con bambini o persone appartenenti alle categorie più “deboli”. Dora ci fa un grandissimo regalo, ci dona la parte più difficile di lei, ci distribuisce le sue pagliuzze, invitandoci alla riflessione. Questo romanzo, attraverso gli occhi e il cuore di una bambina vittima di abuso sessuale, in modo delicato, oltre a farci vedere le atrocità che a volte accadono, ci suggerisce in che modo possiamo difendere i nostri cuccioli. E se ci saranno casi in cui non riusciremo a proteggerli da subito, Dora, raccontando il suo vissuto, ci aiuta a renderci conto dei segnali di disagio, malessere interiore, pericolo che corrono. Una volta iniziato, ho letto questo libro tutto di un fiato, con la matita in mano, sottolineando tutti gli indizi (comportamenti strani) che avrebbero potuto accendere un campanello d’allarme e gli atteggiamenti dei genitori, che hanno portato la piccola protagonista a non confessare le sue enormi difficoltà, allontanandosi e chiudendosi in se stessa.
Qual è il messaggio che ha trasmesso a me questo libro? Il valore del dialogo tra i genitori e figli. L’importanza del prestare attenzione ai comportamenti dei bambini, del rispetto della loro intimità, del capire come sono fatti, quali sono i loro desideri, bisogni, cosa li rende felici, quali sono i loro sentimenti e agire non per come siamo noi, ma per come sono loro, non dando mai per scontato assolutamente niente. Ci insegna anche l’importanza della complicità delle madri, essendo loro, più di chiunque altro, quelle che possono cambiare le situazioni. Fatevi un regalo e leggetelo, è un libro di facile lettura che vi arricchirà!
Mentre leggevo, tante volte avrei voluto essere vicino a Dora e abbracciarla e  altre tante ringraziarla. Lo faccio cosi, in modo virtuale:
Carissima Dora, ti ringrazio dal profondo del mio cuore e mi congratulo con te per il coraggio e la forza che hai avuto, ma soprattutto per il desiderio di condividere con tutti noi, quest’orrenda esperienza che non dovrebbe viverla nessuno. Il tuo romanzo non è un semplice modo per liberarsi dai propri fantasmi, ma un gesto d’amore verso di noi. Ti abbraccio forte!

Chiudo lasciandovi il collegamento ipertestuale di un’altra recensione del libro, un altro punto di vista, a mio parere molto molto bella:

https://cuoreruotante.wordpress.com/2017/10/25/le-mie-pagliuzze-di-dora-buonfino/

Piccola riflessione 🙂

Mi sono soffermata un attimo a riflettere su questa frase, detta dal docente di pedagogia speciale: “Agisco come ti penso”, in base a come sei nella mia testa, non in base a quello che sei veramente, ti sopravaluto o sottovaluto…

Quattro parole che aprono un mondo intero. Siamo un intreccio tra come mi penso e come tu mi pensi e tante volte ci costruiamo un’idea di noi e degli altri, sbagliata, soltanto perché ci arrendiamo a ciò che ci arriva dall’esterno.

“Agisco come ti penso”… sono sempre io a scegliere come agire e se c’è qualcosa che mi agita, forse devo chiedermi il vero perché…

A voi le ulteriori riflessioni!
Un sorriso a tutti!🙂

Effetto domino

Talvolta, apportare una modifica positiva a un unico elemento può cambiare un’intera realtà. Si potrebbe creare l’effetto domino.
È un utopia? Per i pessimisti sì.
Quello che è sicuro, è che più realtà simili possono rivoluzionare un sistema nella sua totalità. Dobbiamo agire partendo da noi e da ciò che ci circonda!

Foto dal web

La morte, tenebrosa sconosciuta

La morte, questa tenebrosa sconosciuta… la verità è che ci fa paura ed è del tutto normale, perché morire vuol dire abbandonare ciò che conosciamo e amiamo.
Talete diceva che l’acqua è il principio di tutte le cose, connettendole attraverso il movimento. L’acqua è ciò che dà la vita, i semi senz’acqua non crescono, le piante senz’acqua non fioriscono, l’uomo senz’acqua muore perché le sue cellule si disidratano. In natura tutto si muove, tutto continuamente si trasforma e questo movimento, questa continua trasformazione è l’origine e il senso della vita. Se ci pensate, prima della nostra nascita ci formiamo nel grembo della mamma nel liquido amniotico, esso avvolge il bambino durante i novi mesi, questo liquido è il nostro mondo, tutto ciò che ci circonda e pensiamo che esista. Forse pensiamo che sia altro al di fuori del nostro sacco amniotico, lo percepiamo, sentiamo un forte legame con la nostra mamma, lei è parte di noi, sentiamo che c’è ma non sappiamo com’è fatta, possiamo soltanto sentire la sua presenza. Poi, un giorno arriva il momento in cui dobbiamo abbandonare ogni sicurezza che abbiamo, arriva la nostra morte. Soltanto anni dopo capiamo che quella morte in realtà era stata la nostra nascita.
Tutto si trasforma, è così che funziona la vita. Questa movimento, questa continua trasformazione, questo continuo racconto, il principio del movimento che Talete identifica nell’acqua, riempie ogni singola creatura del universo. “Tutto è pieno di dei, di movimento e di vita.”
Siamo espressione di qualcosa di infinitamente più grande. In natura tutto avviene per necessità, secondo le leggi della natura e la nostra tanto temuta morte non sarà altro che un’altra nascita, una nuova trasformazione, un’apertura verso lo sconosciuto. Pensando alla propria morte si può provare un’angosciosa afflizione, ma in realtà non dobbiamo aver paura, perché si tratta soltanto di un altro meraviglioso rinnovamento.
Morire equivale a nascere, sono entrambi confini della vita e avere questa consapevolezza ci aiuta a superare meglio la paura di questo imminente passaggio.

Foto da Pinterest

Trovare un equilibrio

​Abbiamo adolescenti che crescono in un mondo sociale, tra Facebook e Instagram. Un mondo dove si mettono filtri, dove ognuno pubblica il meglio di sé, un mondo finto. La realtà non è così.
Abbiamo una generazione che vuole tutto subito e cresce con livelli di autostima più bassi delle altre.
Le cose più importanti non si imparano sui social. L’amore, l’amore per la vita, la gratificazione sul lavoro, la fiducia nelle proprie capacità, sono cose per cui ci vuole tempo e tanta pazienza ma di cui non puoi fare almeno.
Abbiamo il compito di riparare il danno e imparare la pazienza e le abilità sociali, reali, vere.

Non perdetevi questo video!

Alzati e rivivi

Conosco tante persone, che dopo la fine di una relazione amorosa, specialmente se non è la prima delusione, perdono la speranza, si demoralizzano buttandosi giù di morale e arrivando quasi alla depressione. Scrivo a loro e a chiunque passi un periodo così.
Voi valete tantissimo. Non siete quello che vogliono farvi credere gli altri mentre vomitano parole piene di cattiveria, che servono soltanto per sentirsi migliori e hanno lo scopo di ferirvi. Non accettatele, fatevele scivolare addosso, rifiutate di litigare e le cattiverie torneranno al loro mandante. Voi siete responsabili soltanto delle vostre azioni, non delle scelte altrui.
Ogni cosa ha un inizio e una fine e così anche le relazioni. Ci s’innamora, ci si dedica anima e corpo al altro ed è meraviglioso, perché l’amore e ciò che ci nutre, ma se per vari motivi la persona cui avevamo affidato il nostro cuore ci delude e non condivide più il nostro amore, la vita va avanti lo stesso. Gli amori vanno e vengono e ognuno di essi ci porta qualcosa di buono, ci fa sentire vivi, apprezzati, importanti, ci fa sorridere nei momenti bui. Ogni amore contribuisce al nostro benessere, per un breve o lungo tempo. Quando invece, il rapporto non porta più benessere ma sofferenza, vuol dire che è un amore malato e se non c’è più modo di curarlo è ora di cambiare.
Non concentratevi sulle liti e tutti i brutti momenti che seguono il distacco ma guardate tutto quello che vi ha dato nei momenti felici e siate grati.
È del tutto normale soffrire, state rinunciando a qualcosa che vi rendeva felici e in un certo senso completi, e servirà che passi del tempo prima che vi faccia meno male, però alla fine starete meglio. Non continuate a incolparvi e sentirvi inferiori, privi di valore, soltanto perché non siete ancora riusciti a trovare qualcuno con cui restare insieme per tutta la vita. Imparate dai vostri errori, in modo da evitare di rifarli e ricominciate a vivere serenamente. Se una storia è finita, vuol dire che è arrivata l’ora di cambiare, non eravate destinati a rimanere insieme. Dovete staccarvi da quella persona e non pensare più ai perché. Si parla sempre di scelte, le nostre azioni sono il risultato di una scelta e ogni persona vive la stessa situazione in modo diverso, in base alle proprie prospettive. Siamo diversi uno del altro nel sentire e agire. L’agire altrui può avere un significato completamente diverso da quello attribuito da noi. I perché non hanno più senso… continueranno soltanto a farvi soffrire e pensare in modo negativo. È finita. Accettate! Accettate la situazione e sarete liberi. Accettate e tenetevi la mente occupata con nuove cose. È ora di cambiare. Non ha più importanza nemmeno di chi sia stata la colpa. Non servono le colpe, non aiutano, non hanno più importanza. Si ricomincia, ma questa volta in modo migliore, pensando al vostro bene, basandovi sulle proprie forze, diventando più forti e con tanta fiducia e rispetto per voi stessi. Non cercate subito un’altra persona, ma cercate voi stessi. Fate pace con voi e inseguite ciò che vi fa stare bene. Quando avrete imparato ad apprezzarvi, a non dipendere dei pareri altrui e avrete rafforzato la vostra autostima, avrete ottenuto tutto il necessario per vivere felici e attrarrete a voi anche persone che vi rispetteranno e ameranno. Rivolgetevi a voi stessi ogni giorno dicendovi: io valgo tantissimo, sono importante, mi rialzerò e non mi farò più del male attraverso i miei pensieri e le mie azioni, lo devo a me stesso. Ripetetelo finché non sarà diventato una convinzione.
Se ci comportiamo con gentilezza, senza rancore, staccandoci da tutto ciò che interferisce con la nostra felicità e impariamo a lasciare andare tante cose, di cui alla fine possiamo fare al meno, ci libereremo da grossissimi pesi.
Date un significato alla vostra vita. Fatela valere, lasciando un bel segno del vostro passaggio in questo mondo. Vivete! Non fate passare le giornate rimproverandovi, attribuendovi colpe e rimpiangendo cose o persone perse. Vivete oggi. Iniziate a mettere i primi mattoni della vostra nuova vita. Colorateli.

Alzate il vostro bel sguardo e sorridete! Fate sorridere la vostra anima. Adesso, non aspettate nemmeno un minuto in più. Uscite di casa e sorridete alla natura, buttatevi su un prato e respirate un’aria nuova, pulita. Liberate la vostra mente e caricatevi con una buona dose di ottimismo. È meglio passar da folle che star male. Non vale la pena continuare a soffrire, voi meritate molto di più.
Liberatevi! Alzatevi! Dentro di voi troverete tutto quello che vi serve.

Un caldo abbraccio,
Giorgiana.

Foto da Pinterest

Tâtonnement

Tâtonnement, parola molto celebre in pedagogia, usata da Freinet per esprimere l’apprendimento infantile. Descrive la mente come un’acqua che scorre libera, in cerca di un alveo in cui incanalarsi, e che va a “tentoni” fino a quando non sia finalmente indirizzata a una meta.
Se da bambini ci vengono offerti i “canali” che ci aiuteranno nel nostro percorso di crescita, da grandi possiamo e dobbiamo continuare a crearli, con l’aiuto dell’immaginazione, dandoci sempre dei nuovi, precisi obiettivi da raggiungere e iniziare a scorrere nella direzione scelta, percependo già la sensazione di averli ottenuti. Continuando a fluire in questo modo, non c’è dubbio che l’universo ci creerà i giusti alvei, che, con un po’ di perseveranza ci porteranno alla realizzazione dei nostri sogni.
La nostra mente è potentissima e ciò che immaginiamo e a cui pensiamo spesso, creerà il nostro futuro.
Provate a pensare sempre in modo positivo!
Un caldo abbraccio,
Giorgiana.

Foto da Pinterest

Gestire la rabbia

Leggevo seduta fuori sul terrazzo, sotto la luce del sole e come fondo fonico sentendo il cinguettio degli uccelli, il rumore delle macchine e ogni tanto le voci delle persone. All’improvviso fui disturbata dai latrati, latrati umani… aspettai un attimo con la speranza che smettessero, ma ahimè erano destinati a una lunga espressione rabbiosa. Due anime si urlavano contro, la propria verità. Ogni tipo di frustrazione genera rabbia. L’”Io” è ciò che gestisce tutte le attività psichiche ed è anche il meccanismo di difesa che entra in azione appena c’è qualcosa che minaccia la nostra realtà. Se l’ego viene ferito, molti agiscono così, inferociti, non controllandosi più, nemmeno di fronte agli sguardi impauriti dei bambini.
E cosa si ottiene reagendo in questo modo? Niente di buono, soltanto altro malore psichico, altri urli, altre sofferenze, perché lo scopo del aggredire verbalmente è proprio quello di far male al destinatario e anche se una volta calmati ci si pentirà delle parole dette, scusandosi, il male fatto resterà comunque.
Ogni volta che c’è qualche interferenza nella nostra serenità c’è anche una lotta interiore dentro di noi e dobbiamo provare a restare presenti mentalmente al nostro stato emozionale. Abbiamo la possibilità di scegliere di non far del male, di non essere violenti nelle parole o nelle azioni, scegliere di non rispondere alle provocazioni.
La rabbia ci dice che qualcosa va cambiato e nello stesso tempo è un segnale anche per gli altri che c’è un problema, ma possiamo decidere di evitare di discutere quando siamo furiosi, dicendo all’altro semplicemente di parlare più tardi, quando saremo più calmi. In ogni momento della nostra giornata, qualsiasi cosa ci succeda, noi abbiamo il potere di scegliere come reagire e ne siamo responsabili.
Ciò che è importante fare per evitare di arrivare a situazioni di estrema rabbia è lavorare sulla propria crescita personale, quindi volersi bene, calmare la mente, credere in se stessi e valutare le proprie azioni in modo migliore, per far crescere l’autostima. Se sai ciò che vali e ti senti bene nella tua pelle, non hai bisogno di urlarlo a chi ti sta accanto.

Buone scelte e un caldo abbraccio,
Giorgiana.

Foto da Pinterest :))