Diffondiamo la Pace

Stavo pensando alle guerre e alle loro atrocità…
Stavo pensando, che se non avessi avuto la grossissima fortuna di essere nata e vivere in un paese europeo, ma fossi nata in Egitto, Libia, Siria, Mali, Sudan, Iran, Iraq, Yemen, ecc., sarei destinata a una vita piena di sofferenza…
Stavo pensando a tutti quei bambini innocenti, impotenti, indifesi, bambini come i miei figli, bambini che vivono nel terrore, bambini che resteranno traumatizzati a vita…
Stavo pensando a tante cose e al loro perché…
Stavo pensando anche al fatto che forse se soltanto si smettesse di fabbricare e vendere le armi (commercio che è sempre stato un ottimo business, con fatturato di miliardi di euro e che non ha mai visto periodi di crisi), forse finirebbe anche la guerra. Sarebbe un passo veramente importante, ma non basterebbe per eliminarla.
La guerra è una delle sconfitte dell’umanità, è una vergogna.

Mao Tse Tung diceva:
“Le armi sono un fattore importante nella guerra, ma non il fattore decisivo.
Sono le persone, non le cose, che sono decisive.”

Sono le persone che sono decisive… già…
Forse qualcuno di voi ha già sentito parlare o ha ascoltato la canzone di Yael Deckelbaum, cantante, compositrice e attivista per la pace, vi allego il link della sua pagina Facebook che seguo e ammiro: https://www.facebook.com/YaelDeckelbaum/?ref=page_internal
Yael, insieme a migliaia di altre donne israeliane e palestinesi di diverse religioni, l’anno scorso, dal nord di Israele a Gerusalemme ha marciato per la pace e continua tuttora a girare in vari paesi del mondo, invitando tutte le donne e artisti a partecipare al suo progetto musicale. Un progetto che mira a nutrire la voglia di cambiamento positivo in tutti noi. Lei è convinta che il potere della musica sia in grado di motivarci, di aprire i nostri cuori, di contagiarci di energia positiva che ci porti a una grande svolta. Di persone come lei, ce n’è sono tante e sono convinta che aumenteranno sempre più, perché è ciò di cui abbiamo bisogno, dobbiamo cambiare la nostra mentalità, evolverci, guardare di più le cose positive, sognare, sperare in un mondo migliore, caricarci di energie positive e arrivare tutti a ripugnare le guerre.

Vi lascio la canzone composta e cantata nell’occasione della marcia per la pace dell’anno scorso “Prayer of the mothers”  e un’altra nuova, condivisa due giorni fa.

Buon ascolto e diffondiamo tutti la pace!
Un caldo abbraccio, Giorgiana.

“La guerra non si può umanizzare,
si può solo abolire” Albert Einstein

Foto modificata
Fotografo: http://www.dorinmihai.com

Sono un’immigrata

mani

Ho appena letto “Il paese delle badanti. Una migrazione silenziosa” di Francesco Vietti e sembrava parlasse di me… ho iniziato a pensare a me stessa in un nuovo modo.
Quello dell’immigrazione è un argomento molto delicato, ne sono consapevole, ma il mio intento principale è di ringraziare. Sì, proprio così, voglio ringraziare tutte le persone che ho incontrato durante questi poco più di quindici anni di permanenza in Italia. Sono stati anni inizialmente difficili, accompagnati da vari tipi di disagi, anni che hanno contribuito alla mia continua crescita personale e in cui ho instaurato profondi rapporti umani. Ho incontrato tantissime persone di cuore, persone che hanno compreso il mio disagio e mi hanno accolta come parte della loro famiglia, persone per cui nutro tuttora un grande affetto. Sono sempre stata aiutata, sostenuta nel mio cammino e trattata con rispetto, senza nessuna distinzione. Quindi, GRAZIE di cuore!
Forse molti penseranno che sia stata fortunata, ma credo che l’Italia sia piena di persone meravigliose, umane, che capiscono che siamo tutti cittadini del mondo e nonostante i vari tipi di paure (secondo me ingiuste, che si creano per colpa di un’inadeguata informazione), quando vengono a diretto contatto con un qualsiasi tipo d’immigrato e iniziano a conoscerlo, aprono il loro cuore verso di esso proprio così com’è successo a me. Conoscere le persone vuol dire anche comprendere situazioni lontane dalla propria esperienza, riflettere sulle differenze e dialogare con chi ha un’appartenenza​ culturale diversa.
Credo fortemente che il rispetto per l’altro sia fondamentale. È la chiave per fare funzionare qualsiasi rapporto umano. Il rispetto reciproco elimina ogni tipo di differenze culturali, anche se a volte, esse possono generare malintesi o fraintendimenti. Quando s’incontrano persone alle quali si offre il rispetto senza riceverlo, basta allontanarsi e cambiare strada, continuando comunque a rispettare le loro opinioni o punti di vista. Forse è stata anche questa la mia fortuna, ho rispettato le persone incontrate e continuerò a farlo.
Il fenomeno dell’immigrazione è molto più complesso di quello che ci fanno vedere i mass media, non è soltanto composta dei barconi che approdano a Lampedusa.

C’è un numero molto più significativo di emigrati che arrivano e partono ogni giorno, silenziosamente, con i pullman, pulmini, macchine o aerei. Le emigrazioni coinvolgono milioni di persone che arrivano dai Paesi che, dopo aver attraversato il XX secolo tra guerre, dittature o soggetti a regimi coloniali negli ultimi vent’anni hanno sperimentato sulla propria pelle gli effetti della globalizzazione e del crescente divario economico tra centri e periferie del proprio paese. ” (F. Vietti.)

C’è chi arriva da paesi fortemente disagiati o scappa dai maltrattamenti e guerre o chi parte dal proprio paese spinto dalla necessità di fare fronte alle spese per i consumi quotidiani, ma a prescindere dalle forti e moltipliche motivazioni si parla di persone costrette a intraprendere questi viaggi per riorientare le proprie vite e costruirsi una nuova identità che permetta loro di immaginarsi nel futuro. Partono in posti in cui le condizioni e le opportunità di vita sono migliori. E come andranno le cose nel paese di arrivo per ogni immigrato non si può sapere, ogni percorso sarà diverso e dipenderà tantissimo anche dalla voglia che avrà d’integrarsi nel nuovo contesto.

Coloro che a molti sembrano una massa informe d’immigrati, sono persone con storie diverse, con bagagli culturali ed esperienze molto varie, sono individui emigrati da un altrove a noi ignoto. (sociologa R. Siebert)

L’immigrazione è sempre esistita e non la fermeremo, perché il futuro sarà sempre incerto. Quello che è sicuro è che non continuerà in questo modo all’infinito. Moltissime persone già non vogliono più venire qua. I movimenti della popolazione sono in un continuo cambiamento e tra qualche anno sicuramente saranno altri paesi, l’obiettivo principale.
Se l’Italia è in un momento di crisi e sembra che vada quasi tutto male, al mio umile parere, non è colpa degli immigrati. E a chi continua incolpare l’immigrazione vorrei porgere una domanda: Pensate davvero che se non ci fossero gli immigrati scomparirebbero i problemi del Paese?
Ovviamente esistono anche gli immigrati che creano disagi di vari tipi, ma andrebbero puniti individualmente.
Bisogna accettare e capire che oramai viviamo in un mondo multietnico e possiamo soltanto crearne uno migliore, senza avere paura del diverso. Tolleranza, generosità, altruismo, empatia, sono alcune parole con dei significati che dobbiamo imprimere nei propri cuori e in quelli dei nostri figli.
Se eliminassimo l’etnia, cultura e la religione e se smettessimo di definirci, cosa resterebbe?
Tolto tutto, noi siamo il risultato. E allora, perché fare distinzioni tra di noi?Ancora una volta grazie, grazie dal profondo del mio cuore!
Un caldo abbraccio!

Foto: http://www.dorinmihai.com