Osare l’utopia

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Noi vi possiamo insegnare, anzi, vi dobbiamo insegnare – in linea col richiamo di Bertin a essere “inattuali” per incidere sul proprio tempo – l’impegno della resistenza; una pacifica, non violenta, ma utopica resistenza.
Contro il lavaggio del cervello di chi vuol farvi credere che siete solo la vostra identità di consumatori, che il vostro valore dipende dal denaro che avete, che la flessibilità del lavoro rende tutti più produttivi e competitivi, che apparire in televisione è  la massima aspirazione possibile, che se qualcuno ha accumulato ricchezza e potere è degno di ammirazione, che la verità è  quella che ci dichiarono i potenti della terra… problematizzate, guardate dietro sotto sopra le cose che vi fanno vedere, resistete!
Perseguite la conoscenza, pretendete di sapere e di poter sapere, pretendete di poter piangere per tutti quei bambini violati e uccisi nel mondo e non solo per quelli su cui vengono puntati i riflettori;
– riprendetevi i sogni che vi hanno, che forse vi abbiamo sottrato, dandovi in cambio soltanto delle cose e suggerendovi che quelle cose potevano rendervi felici;
– perseguite la felicità  che coincide con l’individuazione e la costruzione di un significato per voi e per gli altri;
– osate l’utopia della divergenza e della creatività,  sfidando il senso comune e le narrazioni che ci propinano i detentori del potere, ribeĺlatevi alla retorica della ricerca ossessiva dello sviluppo, prendete le parti dei tre quarti di umanità che non ha alcun diritto riconosciuto dall’altro  quarto, neppure, e principalmente, quello di vivere!
E se davanti a guerre che anziché  risolvere i problemi li complicano tragicamente, molti continuano a ripetere che la pace è un’utopia, resistete e chiedete pace, costruite pace, educate alla pace, in qualunque contesto vi troviate ad operare, con l’impegno anonimo ma costante della quotidianità.
Certo, la pace costituisce la più radicale delle utopie, quella che l’umanità non ha mai neppure perseguito  ritenendola impossibile, ma solo perché i pochi che hanno sempre tratto vantaggio dalle guerre hanno continuato a indicare queste ultime come unica, necessaria e spesso giusta modalità di soluzione dei conflitti.
Ricordate che l’utopia eccede, va oltre la nostra possibilità  di pensarla, è più  di quello che possiamo, ma se fedeli al lascito di Bertin perseguiamo la direzione della ragione proteiforme forse riusciamo, forse riuscirete a spostare sempre più in là i confini del possibile, fino a intravedere nuovi spazi,nuovi percorsi, nuovi traguardi.
Incamminatevi in quella direzione e la vostra capacità di impegno e di utopia possa contagiare anche noi, stanandoci dall’indifferenza e dalla rassegnazione e inducendoci ad affiancarvi nella vostra pacifica e rivoluzionaria resistenza.

Brano tratto da “Elogio dello SCARTO e della RESISTENZA” di Mariagrazia Contini

40 pensieri su “Osare l’utopia

            1. Ahahah!
              Secondo me, grazie chissà a quale miracolo, anche se un giorno cambiassi il modo di pensare non lo diresti, per il piacere di continuare a fare questi discorsi. Sei bello così! Un bacio.

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  1. Cara Giorgiana, sei così bella e serena, e sei anche una donna (io amo le donne), per cui meriti gentilezza, un sorriso e un fiore. Il tuo messaggio, nel contempo, lancia concetti non da poco, da meritare a loro volta una conferenza e non un commento frettoloso. Dovendo essere breve, mi limito a dire che sono concetti condivisibili come teoria ma nella pratica non tutti sono preparati ad applicarli, per mancanza di una certa educazione o cultura o tare ereditarie o cattivi esempi o per tanti altri motivi, per cui anche se questi individui sono pochi hanno la capacità comunque di intrappolare anche gli altri e creare onde forti da travolgere anche chi persegue l’utopia.
    Io che ho un’educazione ed esempi radicati in un’altra epoca, ben diversa, di diritti ma anche di DOVERI! mi rendo conto di essere impotente davanti a tutti i fenomeni negativi odierni che il tuo post evidenzia. Non a caso c’è quel vecchio modo di dire che l’erba cattiva scaccia quella buona.
    Ciao, confermo il sorriso e il fiore.

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    1. Quel senso di impotenza lo conosco molto bene, ma non si può rinunciare a combattere. Anche se non riusciremo a fermare l’ingiustizia, le nostre azioni hanno comunque risonanze. Persone con un’educazione come la tua, anche se in apparenza sono impotenti in realtà non lo sono, perché possono aprire nuove possibilità, orizzonti, agli altri e a se stessi, possono progettare un futuro migliore. Dobbiamo continuare ad arricchirci sul piano di emozioni e sentimenti, confrontandoci tra di noi per imparare a conoscerci e mettere sempre in discussione ogni cosa. Questo modo di essere “inattuali” di Bertin, a me piace tantissimo.
      Sai Guido, ti racconto una cosa. Poco tempo dopo il mio arrivo in Italia, dopo aver lavorato in un albergo come cameriera piani (non sapevo parlare l’italiano) ho trovato lavoro come badante, mi prendevo cura di due nonnine, adorabili. Sono entrata nella loro casa ed è stata la mia grossa fortuna. Lì ho incontrato la loro nipote, che è diventata la mia maestra di vita, lo è tuttora. Mi correggeva con gentilezza ogni volta che sbagliavo a parlare, mi prestava libri da leggere, ma soprattutto attraverso il suo esempio mi ha trasmesso una gran voglia di imparare e migliorare. Persone come lei, come te, inconsapevolmente lasciano il segno, migliorano il mondo. Il nostro esempio, la nostra positività è di estrema importanza, perché si propaga.
      “Ricordate che l’utopia eccede, va oltre la nostra possibilità  di pensarla.”
      Ti abbraccio forte e ringrazio per tutte le tue bellissime parole! 🧡

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      1. La tua risposta non fa un grinza. La compero in toto. Per inciso, devo per l’ennesima volta rinnovarti i complimenti per il tuo italiano che… ne fossero capaci di parlarlo tanti, anzi tantissimi, italiani! 🙂 Quella preziosa nipote ha “lavorato” bene e però, consentimi di aggiungere, ha trovato in te un terreno meravigliosamente fertile.
        E qui, se vuoi, torniamo al tuo post: i semi devono trovare il terreno che li accolga. E, come tu dici, se il terreno non c’è, crearlo.
        Alla prossima 🙂

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  2. “E se davanti a guerre che anziché risolvere i problemi li complicano tragicamente, molti continuano a ripetere che la pace è un’utopia, resistete e chiedete pace, costruite pace, educate alla pace, in qualunque contesto vi troviate ad operare, con l’impegno anonimo ma costante della quotidianità.”

    Sono le parole che più mi hanno colpito e con le quali concordo. Un eccellente post che invita alla speranza, alla resistenza ed a non mollare mai.

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  3. Ciao Giorgiana. Quello che io temo, e che già si sta verificando,e’ l’appiattimento delle coscienze, l’annullamento del pensiero, l’uniformarsi a falsi valori – il vero oppio dei poveri in idee-,-, tutto queto letteralmente uccide il pensiero. Ora, consumismo, “lo smartphone”, gli abiti griffati, le lotterie (unica fede in cui sperare dice Guccini); io (un esempio per tutti) che vengo quasi visto male perche’ ho detto una volta “odio il gratta e vinci”,o che “la fortuan e’ altro”. Anche la “cultura del gender”, con tutto il rispetto per chi ha problemi di gender- perche’ di problema si tratta-, e’ qualcosa per, col tempo, annullare anche le differenze sessuali. “Preparare il terreno” a quando si potranno avere i figli con la clonazione. Ma anche senza arrivare a tanto, che dire di quella parte di devianza sessuale che pertiene all’ambiente? Avere la primaria educanzione, quasi un imprinting, che “gender” sia normale.Io ne ho paura – intendiamoci, massimo rispetto per il povero omosessuale cehe, magari, e’ piu’ strumentalizzato di altri insomma. Insomma, ho paura dell’annientamento della identità individuale, “povera umanità annullata” oserei dire. A queto si tende. Ecco che l’apello (di questo si tratta) di questo articolo e’ piu’ che mai urgente: “..– riprendetevi i sogni che vi hanno, che forse vi abbiamo sottrato, dandovi in cambio soltanto delle cose e suggerendovi che quelle cose potevano rendervi felici;
    – perseguite la felicità che coincide con l’individuazione e la costruzione di un significato per voi e per gli altri..” ho selto qualche frase a caso.
    Ciao Giorgiana, perdona la punteggiatura bislacca o errore di battitura – che di sicuro non manca… 🙂 , ho scritto a braccio, quasi come mio solito. Ciao 🙂

    Marghian

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    1. Ciao Marghian, ciò che dici di temere infatti sono tutte cose che vengono fuori in questo brano. Per la “cultura del gender” ci sarebbe moltissimo da parlare, perché non è proprio così come viene fuori da quello che si parla in televisione o da altre fonti mass media. Non vuole annientare l’identità individuale, ma è proprio il contrario. Mette in discussione la naturalità dell’identità di genere, perché il genere è il risultato di una costruzione sociale. È da quando nasciamo che ci relazioniamo inconsapevolmente, in maniera diversa con le bambine e con i bambini, quindi siamo pesantemente influenzati. Il nostro genere è veramente uno costrutto sociale. I nostri comportamenti sono stereotipati e ciò che è giusto o sbagliato lo giudichiamo in base a quello che siamo stati abituati a vedere, in base alla nostra cultura.
      È un argomento molto complesso di cui si dovrebbe parlare di più, nella maniera giusta. Però, forse non è questo il posto adatto. 🙂
      Un bacio!

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  4. Ciao Giorgiana. Capisco benissimo che l’argomento e’ complesso, infatti non volevo e non ho approfondito la questione “gender”, ma l’ho solo citata, come esempio fra i tanti, a parer mio, di “omologazione”, cosi’ come per il commmercio pilotato e altri aspetti della societa’ che tende ad essere appunto pilotata. Non fraintendermi, non voglio passare per chi non puo’ vedere gli omosessuali. E’ solo che a me, sbagliero’, e’ rimasta l’idea che tutti gli esseri siamo “maschio e femmina” (nelle specie superiori, certo, la lumaca per esempio e’ ermafrodito..). e ceh la famiglia sia- per me, per come piace a me… “lui e lei, e i figli”. Non riesco, credimi non riesco ad accettare come “cosa buona” la fecondazione eterlologa per avere il figlio a tutti i costi, pagando. Se chi lo fa /una donna/ e’ nel bisogno e’ un’altra cosa. Ma quello che temo, e’ la mia opinione, e’ che si sta culturalmente cercando di far passare questa cosa come “normale”. Poi, la coppia di fatto va bene, non la contesto. Ma- saro’ condizionato, non so,- la famiglia per me e’ lui e lei, e eventuale prole. Poi le diversita’ non vanno messe al rogo, certo. Forse il mio discorsoe’ dettato “dai gusti”, “mi piace la famiglia tradizionale. Quado ho scritto “condizionamento culturale sul gender” ho pensato anche agli antichi greci, e romani. il patrizio o quello che era- benestante- , il soldato andava con il suo giovinetto..(Achille e Patroclo) , ecco era “culturalmente normale”, come anche Socrate nell’elogio dell’Eros fa se non sbaglio risaltare l’amore “mascolino”, come lo chiamva Leonardo, “fra tutti lo piu’ sublime.”.

    Lo so, sicuramente sono uscito un po’ fuori tema (“Però, forse non è questo il posto adatto. “- capisco.., ma io vedo troppo importante la famiglia. Io, che non ce l’ho… (di quel che ci manca, spesso, sentiamo maggiore importanza). Ciao ciao 🙂

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      1. Ciao Giorgia a .Proprio perché bl’argomento e complesso non ho voluto approfondire sulle cause (innate, acquisite, l’imprinting, i casi in cui uno vuole “provare’ per trasgressione o semplice esperienza, le profonde crisi di identita’…”psicosessuale”, chi si accetta e chi è combattuto, il diversi confrontare con bullismo preconcetti e omofobia eccetera..). Non ho voluto toccare questi aspetti. Che commento lungo ne sarebbe venuto !o semplicemente sono per la seddualita’ (lo ripeto) schematica uomo e donna. Poi la societa, la vita, e teatro di mille sfumature. Capisco. Ma guarda, mi dispiace per chi sente il bisogno di “cambiare sesso” con interventi chirurgici dopo anni di “crisi di identità”, sofferenze che capisco quanto siano. Massimo rispetto . Ma non riesco davvero a “condividerlo’ ooaccettarlo com una cosa del tutto ordinaria. Magari e un limite mio, non so . Capisco però che la problematica non è leggera, questo si.
        Ho scritto col cellulare, magari vedrai errori di scrittura.
        Ciao Giorgia a 🙂

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