Essere o apparire?

Creiamo un mondo basato sull’apparenza,
sulla bellezza socialmente costruita,
un mondo finto, superficiale
invece di mettere le basi sulla bellezza interiore
e valorizzare le differenze individuali
per costruire un mondo sano, vivo, fiorente.

Creem o lume bazată pe aparențe și
pe frumusețe construită social,
o lume falsă, superficială,
în loc de a valoriza diferențele individuale
și a pune bazele pe frumusețea interioară,
pentru a construi o lume sănătoasă, vie, înfloritoare.

Foto modificata
Fotografo: http://www.dorinmihai.com

47 pensieri su “Essere o apparire?

    1. Grazie! Su questo hai ragione, è più facile vedere gli altri che noi stessi. Comunque gli altri sono un nostro riflesso, in un certo senso.
      Ognuno dentro di sé però, sa se agisce perché vuole adeguarsi alla società e apparire più di ciò che è o preferisce essere se stesso e non mettere nessuna maschera…
      Buona giornata Tacky! 🙂

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  1. È vero, ma ormai questo mondo è così, ognuno di noi deve fare la scelta, ogni giorno, di accettare se stesso per quello che è, e fare lo stesso nei confronti degli altri. Hai accennato alle maschere, ogni tanto la vita costringe ad indossarle…purtroppo

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    1. Sono d’accordo, però tocca fare attenzione che sia soltanto una maschera di protezione e che non diventi parte di noi, sarebbe un discorso molto complesso. In realtà ho iniziato a scrivere questo post pensando a mio figlio e ai suoi amici adolescenti, al fatto che per colpa della tecnologia, dei cellulari, crescono in un mondo dove l’apparenza sembra che abbia il ruolo più importante. È questa cosa è veramente triste…

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      1. Capisco, infatti sta a noi genitori passare alcuni messaggi che anche se oggi non vengono apparentemente ascoltati, in realtà stanno dentro di loro e con gli anni verranno da loro recepiti e assimilati. Siamo noi adulti che con il comportamento dobbiamo essere da esempio, altrimenti rischiamo di criticare le nuove generazioni, senza ammettere che siamo appunto noi i responsabili delle loro scelte sbagliate

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  2. Per me conta sempre l’essere anche perché con l’età il giudizio degli altri conta sempre meno anzi pochissimo. A che serve sembrare buoni, belli, bravi, ecc. se poi in realtà non lo siamo?
    Ciao Giorgiana. Sii te stessa sempre.

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  3. bella domanda, antica vexata quaestio, non dipende da noi, non siamo noi a scegliere se apparire o essere, la società ci crea vincoli e obblighi, a volte ibrida e confonde forma e sostanza, ma poi… che significa apparire o essere??? qualsiasi essere umano mette in vetrina gli aspetti migliori e nel retro quelli peggiori. Contrariamente a quanto molti pensano, bluffare, millantare, mistificare e spacciarsi per ciò che non si è NON paga, non sul medio e lungo termine. Molte donne a questa domanda risponderanno “ESSERE”, poi magari hanno i capelli tinti, le unghie posticce, le tette rifatte e sono piene di botox, per par condicio, anche gli uomini non sono da meno.

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  4. Anonimo

    UNA SOLA VITA

    di Fausto Corsetti

    Nelle notti gelide e nelle giornate avare di luce della stagione fredda la natura non fa venir meno il profumo delicato e il colore tenue di alcuni fiori capaci di resistere al gelo. Nemmeno l’inverno più intenso è del tutto privo di piccoli segnali da cui affiora la forza irresistibile della vita.
    E persino il passo affrettato di chi tenta di sottrarsi alla morsa del gelo può essere rallentato, catturato da sapori e da odori che ricordano la primordiale vocazione alla vita.
    Non vi è stagione, non vi è tempo, non vi è realtà esistenziale che non rechi con sé un richiamo deciso a riaffrontare la sfida della vita. Anche quando tutto sembra azzerato o travolto da eventi in apparenza incontrollabili e devastanti.
    E di più… Tale richiamo reca con sé un insopprimibile bisogno e determinazione ad affrontare la sfida non in qualche modo, ma con piena consapevolezza. O l’esistenza è un’attiva consuetudine a riconoscersi e a dare il nome giusto a persone e cose o vita non è.
    La qualità di un’esistenza non può essere determinata dalla quantità di eventi vissuti o dal numero di risultati di successo ottenuti, ma dalla capacità di perseguire obiettivi e di interpretare valori, di condividere ideali in modo consapevole e responsabile. Dichiararsi soggiogati da circuiti esistenziali ingovernabili altro non è che ammettere la propria incapacità di coltivare e perseguire idealità capaci di incidere concretamente sul quotidiano. Parole e dichiarazioni d’intenti non bastano.
    Forse è troppo difficile da riconoscere: ma se tutto confligge con le aspettative che si vorrebbero perseguire, se tutto ciò che è esterno sembra avere una forza superiore a ciò che è interno, probabilmente il profumo che viene da dentro e il fiore che germoglia nell’intimità non sono ancora sufficientemente radicati.
    Forse, con altre parole, non si è ancora in grado di dare un nome a ciò che si prova dentro e a ciò che potrebbe davvero riempire di senso il tempo e la vita.
    Solo nella libertà, quella interiore, solo nella verità di sé, è possibile che i pensieri del primo mattino e quelli della notte più profonda trovino parole giuste per diventare nomi, storia, vita. Solo da dentro viene la forza capace di alimentare, motivare e sostenere ogni cammino. Altrimenti, tutto resta fatica e insuccesso.
    La vita non ha altro nome che quello che si è in grado di darle. Ciò che nome ancora non ha, assomiglia alla notte, alla non conoscenza, alla non consapevolezza e, perfino, alla non libertà.
    Quando non si riesce più a vedere che il sole del primo mattino ha un colore diverso da quello di mezzogiorno, o a cogliere già al crepuscolo la prima falce di luna che si alza a custode dei segreti della notte, forse, vuol dire che si è smarrito il senso delle cose e del loro accadere. Quando non c’è più il tempo per una sosta silenziosa, forse il fare ha avuto il sopravvento sull’essere, l’apparenza sulla sostanza, l’aspettativa sulla libertà. Vivere non è la stessa cosa che sopravvivere.
    Per cambiare non basta aspettare che passi il tempo, che scompaia l’inverno, che le difficoltà siano spazzate via dal tempo. Servono desideri quotidiani fedeli, scelti, confermati e attuati attraverso spazi ricercati, coltivati e alimentati da una fedeltà fatta di determinazioni concrete, costanti, coerenti.
    Può sembrare assurdo: ma la vita di ogni giorno, che spesso sentiamo fredda, arida, insignificante, diversa dai nostri desideri, può diventare sul serio il luogo privilegiato dove s’impara a star bene con se stessi, con gli altri, con il mondo che ci ospita, dove si può arrivare davvero ad assaporare in pienezza quel profumo capace di rendere più umano lo stesso esistere e di far assaporare quella dimensione interiore che, unica, appaga ogni intimo desiderio.

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