Sono un’immigrata

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Ho appena letto “Il paese delle badanti. Una migrazione silenziosa” di Francesco Vietti e sembrava parlasse di me… ho iniziato a pensare a me stessa in un nuovo modo.
Quello dell’immigrazione è un argomento molto delicato, ne sono consapevole, ma il mio intento principale è di ringraziare. Sì, proprio così, voglio ringraziare tutte le persone che ho incontrato durante questi poco più di quindici anni di permanenza in Italia. Sono stati anni inizialmente difficili, accompagnati da vari tipi di disagi, anni che hanno contribuito alla mia continua crescita personale e in cui ho instaurato profondi rapporti umani. Ho incontrato tantissime persone di cuore, persone che hanno compreso il mio disagio e mi hanno accolta come parte della loro famiglia, persone per cui nutro tuttora un grande affetto. Sono sempre stata aiutata, sostenuta nel mio cammino e trattata con rispetto, senza nessuna distinzione. Quindi, GRAZIE di cuore!
Forse molti penseranno che sia stata fortunata, ma credo che l’Italia sia piena di persone meravigliose, umane, che capiscono che siamo tutti cittadini del mondo e nonostante i vari tipi di paure (secondo me ingiuste, che si creano per colpa di un’inadeguata informazione), quando vengono a diretto contatto con un qualsiasi tipo d’immigrato e iniziano a conoscerlo, aprono il loro cuore verso di esso proprio così com’è successo a me. Conoscere le persone vuol dire anche comprendere situazioni lontane dalla propria esperienza, riflettere sulle differenze e dialogare con chi ha un’appartenenza​ culturale diversa.
Credo fortemente che il rispetto per l’altro sia fondamentale. È la chiave per fare funzionare qualsiasi rapporto umano. Il rispetto reciproco elimina ogni tipo di differenze culturali, anche se a volte, esse possono generare malintesi o fraintendimenti. Quando s’incontrano persone alle quali si offre il rispetto senza riceverlo, basta allontanarsi e cambiare strada, continuando comunque a rispettare le loro opinioni o punti di vista. Forse è stata anche questa la mia fortuna, ho rispettato le persone incontrate e continuerò a farlo.
Il fenomeno dell’immigrazione è molto più complesso di quello che ci fanno vedere i mass media, non è soltanto composta dei barconi che approdano a Lampedusa.

C’è un numero molto più significativo di emigrati che arrivano e partono ogni giorno, silenziosamente, con i pullman, pulmini, macchine o aerei. Le emigrazioni coinvolgono milioni di persone che arrivano dai Paesi che, dopo aver attraversato il XX secolo tra guerre, dittature o soggetti a regimi coloniali negli ultimi vent’anni hanno sperimentato sulla propria pelle gli effetti della globalizzazione e del crescente divario economico tra centri e periferie del proprio paese. ” (F. Vietti.)

C’è chi arriva da paesi fortemente disagiati o scappa dai maltrattamenti e guerre o chi parte dal proprio paese spinto dalla necessità di fare fronte alle spese per i consumi quotidiani, ma a prescindere dalle forti e moltipliche motivazioni si parla di persone costrette a intraprendere questi viaggi per riorientare le proprie vite e costruirsi una nuova identità che permetta loro di immaginarsi nel futuro. Partono in posti in cui le condizioni e le opportunità di vita sono migliori. E come andranno le cose nel paese di arrivo per ogni immigrato non si può sapere, ogni percorso sarà diverso e dipenderà tantissimo anche dalla voglia che avrà d’integrarsi nel nuovo contesto.

Coloro che a molti sembrano una massa informe d’immigrati, sono persone con storie diverse, con bagagli culturali ed esperienze molto varie, sono individui emigrati da un altrove a noi ignoto. (sociologa R. Siebert)

L’immigrazione è sempre esistita e non la fermeremo, perché il futuro sarà sempre incerto. Quello che è sicuro è che non continuerà in questo modo all’infinito. Moltissime persone già non vogliono più venire qua. I movimenti della popolazione sono in un continuo cambiamento e tra qualche anno sicuramente saranno altri paesi, l’obiettivo principale.
Se l’Italia è in un momento di crisi e sembra che vada quasi tutto male, al mio umile parere, non è colpa degli immigrati. E a chi continua incolpare l’immigrazione vorrei porgere una domanda: Pensate davvero che se non ci fossero gli immigrati scomparirebbero i problemi del Paese?
Ovviamente esistono anche gli immigrati che creano disagi di vari tipi, ma andrebbero puniti individualmente.
Bisogna accettare e capire che oramai viviamo in un mondo multietnico e possiamo soltanto crearne uno migliore, senza avere paura del diverso. Tolleranza, generosità, altruismo, empatia, sono alcune parole con dei significati che dobbiamo imprimere nei propri cuori e in quelli dei nostri figli.
Se eliminassimo l’etnia, cultura e la religione e se smettessimo di definirci, cosa resterebbe?
Tolto tutto, noi siamo il risultato. E allora, perché fare distinzioni tra di noi?Ancora una volta grazie, grazie dal profondo del mio cuore!
Un caldo abbraccio!

Foto: http://www.dorinmihai.com

23 pensieri su “Sono un’immigrata

  1. Mik

    Purtroppo danno la colpa agli immigrati, dimenticando di esserlo stati essi stessi, perché non possono ammettere di essere loro stessi il problema o almeno uno dei tanti di questo paese. Hai ragione l’Italia è un paese pieno di meraviglie ma che purtroppo non vengono valorizzate e quello che avevamo di buono è stato venduto a potenze maggiori. I mass media del resto sono di proprietà di pezzi grossi che non promuovono sempre la libertà di informazione pura, ma la rigirano ai loro scopi.

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  2. “immigrazione”….un termine usato e abusato senza soffermarsi al pensiero che molti anni fa erano gli Italiani a spostarsi per lavoro in Belgio (nelle sue miniere), Germania e Stati Uniti….
    Oggi bisogna abituarsi alla multietnia come esiste negli altri Paesi, con la premessa che chi delinque deve essere punito severamente…..
    Hai scritto una bellissima pagina….
    (grazie per avermi letto)
    un caro saluto

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  3. Ciao Giorgiana, prima di tutto benvenuta nel mio blog ti ringrazio. Questo blog che hai visto è diventato praticamente esclusivo per la musica e le canzoni (mi diletto a suonare, e ho pensato di trattare questo argomento della musica con un blog tutto suo, infatti lo chiamo “music blog”). Ma non e’ l’unica cosa che scrivo, anzi. Ti piace l’astronomia, la scienza? Se hai un po’ di tempo, e pazienza, ho infatti un altro blog, e per trovarlo è facile, basta clicccare alla fine del post che hai visto, dove prima della mia “firma” c’e’ scritto “blog principale, qui”.
    Li’ sono pero’ fermo in questo periodo.
    Romania vero? Noi della Sardegna abbiamo cognomi molto simili ai vostri, Prendi il mio cognome per esempio, “Vargiu”. Vedi? Ciao, torna nei miei post quando vuoi 🙂 🙂

    Marghian

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  4. Ciao e grazie anche a te! Verrò a leggerti molto volentieri anche nel altro blog. Ho pochissimo tempo a disposizione, ma ogni volta che posso, passo un po’ da tutti i blog che seguo. Mi piace sentire, percepire le emozioni delle persone e leggervi è molto bello. Ovviamente ho argomenti che preferisco, ma qui su WP mi piace leggere un po’ di tutto.
    Sardegna… bellissima! Hai ragione, sì assomiglia molto alla Romania, non soltanto nei cognomi, ma forse anche nei modi di essere (da quello che ho sentito dire). Ciao! Ti aspetto ancora nel mio blog!
    Grazie, un abbraccio! ☺

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    1. Ciao. In quanto a non avere tempo ti capisco tantissimo! Io lavoro, e viaggio per andare e tornare dal lavoro, vivo da solo e percio’ devo anche fare tutto in casa, spesa e commissioni. La mia giornata dura dalle sei e mezza a mezzanotte e mezza, e riesco a stare davanti al pc per non piu’ di un’ora solo di sera prima di farmi la cena, e nemmeno tutte le sere. Ecco perche’ t i ho scritto che nell’altro blog sono fermo. Nel blog musicale metto il video di una canzone ed ho finito, l’altro mi prende piu’ tempo. Prima mi coricavo anche alle due, per fare i post nell’altro blog, ora non riesco a stare cosi’ a lungo in web a scrivere. Adesso, per esempio, ho appena finito di cenare e devo ancora lavare i piatti, e sono le 23 e 15. E’ cosi’, e non si ha tempo per gli svaghi o per gli hobbies.

      Si’, la Romania ha molto in comune con la lingua sarda, i linguisti dicono che il sardo e il rumeno sono le uniche lingue che hanno conservato la quarta declinazione latina, la finale in U, come in latino “cornu” (corno), genu (cinocchio), oppure “domus” (casa) e tante altre, e i cognomi come il mio.
      Io non conosco il rumeno ma so che molte parole suonano proprio come il latino o come il sardo. per ora ti saluto, saluto qualche altro amico o amica e poi per questa sera basta cosi’. Ciao 🙂

      Marghian

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  5. Un bell’articolo, che farò conoscere ai miei amici in rete. L’Italia ha saputo essere per secoli terra d’accoglienza senza se e senza ma, poi le leggi fasciste e successivamente i personaggi della lega hanno intorbidato le acque. In ogni modo, anch’io sono convinto che, nonostante tutto, la maggior parte degli italiani è di buon cuore e non fa distinzione di razza o religione. Bada invece, come è giusto che sia ai comportamenti (di tutti, non solo degli immigrati) e si indigna per la debolezza delle nostre leggi e per la dabbenaggine di chi le applica che rendono l’incertezza della pena… una certezza per i delinquenti.
    Padre dante diceva: LE LEGGI SON, MA CHI PON MANO AD ESSE?”

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  6. Innanzitutto, complimenti vivissimi per l’ottima scrittura. Già questo denota una bella persona, la tua volontà, impegno civile e di apprendere, adeguarti e, coerentemente con quanto affermi, unirti.
    Quanto al contenuto, non si può non essere d’accordo. Certo, quello che tu indichi dev’essere il traguardo. E condivido peraltro anche la tua acuta osservazione: “Già moltissimi immigrati non vogliono più venire qua. I movimenti della popolazione sono in un continuo cambiamento e tra qualche anno sicuramente saranno altri paesi, l’obiettivo principale.”
    Il problema, piuttosto, a mio avviso, più che gli immigrati lo pone il modo con cui è stato gestito. Anzi, NON gestito. Il flusso non era cosa nuova, Già da un paio di decenni almeno è in corso. Eppure è stato totalmente ignorato. Solo adesso che il vaso trabocca, le Autorità e chi di dovere, ne prendono coscienza. Ma anche ora disordinatamente con provvedimenti scoordinati. Accogliere significa anche prevedere un futuro – case, scuole, sanità, LAVORO! – per chi arriva. Non basta passargli il piatto di zuppa o spaghetti al pomodoro. E una sistemazione così come capita, che non può che essere provvisoria se non a parole. Già, poi?
    Ebbene, dov’è un minimo di pianificazione? Calcolando anche la varietà di provenienze e quindi eterogeneità di sensibilità e di costumi. Dal Perù all’India, dall’Est Europa (che pure all’interno ha le sue differenze) all’Africa, a sua volta estremamente variegata, per Storia e sviluppi locali.
    Purtroppo, tutto è affidato a iniziative individuali, ma manca quello che conta: una risposta coerente e amalgamante.
    Ora le carenze già esistenti, nostre, italiane diventano così più evidenti accentuate dall’ondata immigratoria e diventa facile trovare capri espiatori.
    L’enorme debito pubblico? Colpa della Merkel. Non degli sperperi dagli Anni 70 ai giorni nostri e perduranti e della corruzione.
    I delinquenti che delinquono impuniti? Colpa degli immigrati. Non della giustizia e delle leggi e del lassismo e ancora una volta delle corruzione e della mafie.
    E via di questo passo.
    Complimenti ancora 🙂

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  7. rossasciamana

    Hai scritto un post stupendo, confesso che tra tutti i tuoi proprio pochi giorni fa pensavo tra me e me, ma Giorgiana avrà parlato del tema dell’immigrazione? avendola lei vissuta vorrei conoscere il suo punto di vista su questa tematica che spesso viene affrontata marginalmente e come “lancia per le campagne politiche” di qualche personaggio ameno… Poi trovo questo post che pone la questione con delle domande e narra la tua esperienza, mi ha commossa, in realtà ho ancora una lacrima sul volto specie per la prima parte dove parli di come sei stata accolta. Sarà che per me siamo tutte e tutti cittadin@ del mondo, cosa che mia madre mi ripete sin dalla mia infanzia, che non mi sono mai posta limiti territoriali in testa e forse per questo riesco ad entrare più in empatia con le persone sebbene sembri aggressiva spesso ma come dici te incomprensioni non significano muri, e il dialogo, assieme al confronto reale sono strumenti utili a superarle le incomprensioni. Sei una bella persona e sono felice di averti conosciuta. Ciao

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